Visionaria

Biografia

(Comacchio, 16 marzo 1895 – Bologna, 30 settembre 1983)

Severo Pozzati nasce il 16 marzo a Comacchio e due anni più tardi si trasferisce con la famiglia a Bologna, dove compie gli studi all’Accademia di Belle Arti, nella sezione di scultura. Nel 1913 si diploma come scultore, vincendo il premio del Ministero della Pubblica Istruzione, assegnato al diplomando che si è distinto maggiormente in quella specifica branca artistica tra le undici Accademie di Belle Arti italiane. Il premio, consistente in un ambitissimo viaggio attraverso i maggiori centri d’arte d’Italia, gli permette di scoprire la pittura di Giotto e il Rinascimento.

Il 20 marzo 1914 partecipa con due sculture alla mostra allestita all’Hotel Baglioni di Bologna, insieme a Giorgio Morandi, Osvaldo Licini, Giacomo Vespignani e Mario Bacchelli. Avrebbe voluto esporre anche alcuni dipinti, ma Morandi esclamò: “Noi siamo pittori, tu sei scultore!”, obbligandolo a rimuovere le sue tele dalle pareti. La mostra, inaugurata dai futuristi Marinetti, Boccioni, Carrà e Balla, ottiene una risonanza nazionale e la critica giudica positivamente Pozzati, considerandolo il più promettente e maturo del gruppo.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, mentre il fratello e gli amici partono per il fronte, lui è esonerato dal servizio militare a causa di un infortunio allo sterno provocato dal trasporto di una sua scultura. Inizia così un periodo di lavoro intenso durante il quale, oltre alla scultura, si dedica al disegno e alla pittura. Per necessità, nel 1917 intraprende anche l’attività di pubblicitario per l’agenzia Maga di Bologna, con cui continuerà a collaborare anche dopo il suo trasferimento a Parigi nel 1920.

Nel 1919, dopo una breve esperienza come insegnante, dirige in qualità di regista e scenografo il film d’avanguardia Fantasia Bianca, musicato dal maestro Vittorio Gui; la pellicola, presentata al Teatro Costanzi di Roma, suscita sia consensi che critiche.

Il 5 gennaio 1920 arriva a Parigi, dove è costretto a rifiutare il contratto offertogli dal gallerista Bernheim-Jeune e si dedica esclusivamente all’attività di grafico pubblicitario. In quegli anni collabora con diverse agenzie pubblicitarie, tra cui la già citata agenzia Maga – che aveva aperto un’altra sede nella capitale francese – firmando per la prima volta un manifesto, Clos du Postillon, con lo pseudonimo ‘Sepo’. Nel 1924 lascia la Maga per lavorare con la Publivox di Ginevra e, nel 1926, stipula un contratto con la Dorland, una delle più importanti agenzie pubblicitarie internazionali, che gli consente di affermarsi definitivamente anche all’estero. Nel 1932 fonda lo studio pubblicitario Idea, che dirige fino al suo rientro in Italia nel 1957.

Tornato a Bologna, Severo Pozzati riprende a dipingere, affrontando nuovamente i temi a lui cari legati al mondo rurale. Nel 1980 ritorna anche alla scultura, come dimostrano i bassorilievi ricavati da suoi disegni, nei quali trasfonde lo stesso spirito giovanile che ha sempre animato la sua opera. Inoltre, inizia a modellare in cera i gessi andati distrutti durante la guerra, basandosi su fotografie e schizzi recuperati, avviando così la fusione in bronzo dell’intera sua produzione plastica.

Pozzati muore a Bologna il 30 settembre 1983, all’età di ottantotto anni. Nel 1978 l’artista dona al Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma un consistente gruppo di opere, tra disegni, dipinti, bozzetti, schizzi, prove di stampa e manifesti. A questa donazione ne seguiranno altre nel 1986, 1991 e 1996 da parte della sua unica erede, la nipote Amelia Pozzati.