Visionaria

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Fragile / Nascosto

Autore
Severo Pozzati (Comacchio, 1895 – Bologna, 1983), noto anche con lo pseudonimo di Sepo

Titolo
*Ivo*

Data
1914

Oggetto
Scultura

Materiale
Gesso

Dimensioni
68 x 41 x 57 cm

Provenienza
Donazione di Amelia Pozzati (1991)

Fondo
Sepo

Numero d'inventario
A008891S

Stato di conservazione
Discreto. Colorazione grigio scura uniforme su tutta la superficie; presenza di tracce di pigmento marrone localizzate sul bavero e sul busto. La base in gesso è probabilmente non coeva. Si rilevano cadute di materia, concentrate prevalentemente sul lato sinistro della scultura.

Descrizione
*Ivo* è una scultura in gesso realizzata da Severo Pozzati nel 1914. L'opera raffigura a tutto tondo un fanciullo inginocchiato, con il volto appoggiato alla mano destra e gli occhi socchiusi. Le tre sculture in gesso, *Bimbo seduto* (inv. A008890S), *Ivo* e *Mia madre* (inv. A008892S) – attualmente conservate presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma – sono le uniche opere dell'artista sopravvissute ai bombardamenti aerei su Bologna del 1943. Pozzati ne effettua la fusione in bronzo in occasione della mostra antologica allestita nel 1974 nelle sale del Museo Civico di Bologna e, successivamente, nel 1982.

Descrizione dell'opera
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Pozzati viene esonerato dal servizio militare a causa di un infortunio allo sterno provocato dal trasporto di una scultura. Nel frattempo, suo fratello Giorgio e molti dei suoi amici dell'Accademia di Belle Arti, tra cui Giorgio Morandi e Osvaldo Licini, così come altri compagni conosciuti nei caffè di Bologna, come Giuseppe Raimondi e Giuseppe Pini, vengono chiamati al fronte. Ritrovatosi solo, Pozzati stempera la sua malinconia in lunghe passeggiate in campagna, dove osserva e annota i volti dei fanciulli, degli anziani e delle donne al lavoro nei campi. Questi soggetti, carichi di umanità e intensità espressiva, diventeranno ricorrenti nella sua produzione giovanile, tanto nella scultura quanto nella grafica.
Proprio in quegli anni, tra il 1914 e il 1918, accanto alle sculture in gesso l'artista realizza una serie di disegni a carboncino e inchiostro e si avvicina progressivamente alla pittura a olio. Emergono in questa fase due tratti distintivi, ma complementari, del suo linguaggio artistico: da un lato, un'attenzione rigorosa alle cromie e alla costruzione volumetrica – derivate dalla tradizione pittorica italiana del Trecento e Quattrocento -, dall'altro, un segno netto, energico e sintetico, che riflette l'interesse per la presa diretta dal vero e per una rappresentazione immediata e intensa della realtà popolare.

Bibliografia
D. Forni, R. Forni, *Sepo: settant'anni con l'arte*, Edizioni Pendragon, Bologna 2008.
A.C. Quintavalle, V. Strukelj, *Sepo*, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Parma 1979.
C.L. Ragghianti, *Severo Pozzati: 1913-1918*, Tamari Editore, Bologna 1969.
*Sepo: dipinti, disegni, sculture*, cat. della mostra (Budrio, 1986), Gruppo editoriale Fabbri, Milano 1986.
*Sepo, Severo Pozzati. Mostra antologica*, cat. della mostra (Bologna, Museo Civico, 18 maggio – 16 giugno 1974), Tamari Editore, Bologna 1974.
*Severo Pozzati in arte Sepo*, cat. della mostra (Pieve di Cento, 4 settembre 2021 – 4 marzo 2022), Edizioni Pendragon, Bologna 2021.
C. Spadoni, V. Strukelj, *Sculture di Sepo*, TEV, Bomporto 1995.


Crediti
Archivio CSAC

Manifest ID
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