Visionaria

Biografia

(Rosario, Argentina, 19 febbraio 1899 – Comabbio, 7 settembre 1968)

Lucio Fontana nasce il 19 febbraio 1899 a Rosario, in Argentina, da una famiglia italiana. Il padre, Luigi, è uno scultore attivo in America Latina dalla fine dell’Ottocento e fondatore di uno dei primi studi d’arte della città; la madre, Lucia Bottini, è un’attrice teatrale. In giovane età Fontana viene inviato in Italia per proseguire la sua formazione: qui, frequenta istituti scolastici tra Varese e Seregno e, parallelamente, intraprende l’apprendistato artistico nello studio del padre, rientrato nel frattempo in Italia. Lucio prosegue gli studi presso la Scuola dei maestri edili dell’Istituto Tecnico ‘Carlo Cattaneo’ di Milano e, successivamente, alla Scuola degli Artefici annessa all’Accademia di Brera.

Durante la Prima guerra mondiale, Fontana interrompe la Scuola per arruolarsi come volontario, raggiungendo il grado di sottotenente di fanteria. Ferito sul Carso, viene congedato con la medaglia d’argento al valore militare e nel 1921 è di nuovo a Milano, dove consegue il diploma di perito edile.

Nel 1922 rientra a Rosario e collabora con il padre nello studio ‘Fontana y Scarabelli’, specializzato nella produzione di scultura pubblica e commemorativa. Il suo esordio artistico avviene nel 1924, quando vince un concorso per un rilievo dedicato al chimico e biologo francese Louis Pasteur, destinato alla facoltà di Medicina dell’Università di Rosario. In quegli anni apre uno studio di scultura con il pittore Julio Vanzo e partecipa ai primi Salon, concorsi e commissioni pubbliche. Nel 1927 torna in Italia per iscriversi al corso di scultura dell’Accademia di Brera, dove diviene allievo di Adolfo Wildt; si diploma nel 1929 con l’opera El auriga. Negli anni successivi realizza numerose opere per il Cimitero Monumentale di Milano (Cappella Mapelli, 1928; Loculi Pasta e Lentati, 1929; Tomba Berardi, 1930), dove ha la possibilità di confrontarsi con la tradizione scultorea lombarda.

Il 1930 è per Lucio Fontana un anno ricco di avvenimenti significativi: partecipa alla XVII Biennale di Venezia con le sculture Eva (1928) e Vittoria fascista (1929) ed espone alla Galleria Il Milione di Milano Uomo nero (1930), opera di profonda rottura rispetto alla sua produzione precedente. Risalgono a questi anni anche le prime importanti collaborazioni con gli architetti, tra cui spicca la partecipazione alla V Triennale del 1933 con Luigi Figini e Gino Pollini e il Gruppo BBPR, fondato a Milano nel 1932 da Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers. Tra il 1934 e il 1935 Fontana si avvicina al gruppo parigino ‘Abstraction-Création’ e alla scena artistica astrattista che gravita attorno alla già citata Galleria Il Milione, dove espone una serie di sculture non figurative nell’ambito di una discussa mostra personale, che segna di fatto la prima esposizione di scultura astratta in Italia. Dal 1936 al 1939 si dedica alla scultura ceramica, lavorando principalmente ad Albissola, nella manifattura di Giuseppe Mazzotti, e nel 1937 presso la Manufacture Nationale de Sèvres, una delle più rinomate fornaci artistiche d’Europa.

Nel 1940 torna in Argentina per partecipare al concorso per il Monumento Nacional a la Bandera. Durante questo soggiorno, oltre all’intensa attività di scultore, si dedica anche all’insegnamento. Nel 1946, insieme a un gruppo di giovani artisti, fonda l’Escuela Libre de Artes Plásticas Altamira di Buenos Aires, contesto in cui nasce il Manifiesto Blanco, primo atto teorico del pensiero spazialista. Rientrato in Italia nel 1947, Fontana esprime un linguaggio radicalmente nuovo attraverso opere come Concetto spaziale, Uomo atomico e Scultura spaziale. Nello stesso anno, entra in contatto con un gruppo di giovani artisti e intellettuali riuniti attorno alla Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo. Da questi incontri nasce Spaziali, il primo manifesto dello Spazialismo, firmato da Fontana, dal critico Giorgio Kaisserlian, dal filosofo Beniamino Joppolo e dalla scrittrice Milena Milani. Le successive stesure del manifesto (1948, 1950) affermano la necessità di superare l’arte del passato, avvalendosi dei nuovi mezzi offerti dalla scienza e dalla tecnologia.

Nel 1949 realizza Ambiente spaziale a luce nera presso la Galleria del Naviglio, un’installazione immersiva che inaugura la serie degli Ambienti spaziali. Nel medesimo anno dà avvio al ciclo dei Buchi, che proseguirà negli anni successivi accanto alla produzione ceramica e a una presenza sempre più crescente nel contesto delle mostre internazionali (MoMA di New York e Biennale di Venezia).

Negli anni Cinquanta, approfondisce l’indagine sullo spazio, sul colore e sulla materia: nascono i cicli delle Pietre (1952), dei Gessi e dei Barocchi (1954). Alla Biennale di Venezia del 1958 ha a disposizione un’intera sala per dare spazio alle sue più recenti produzioni: oltre ai Gessi e ai Barocchi, vengono esposti alcuni degli Inchiostri e delle sculture spaziali su gambo, a cui l’artista aveva iniziato a lavorare dal 1957. Nel 1958 concepisce i celebri Tagli, presentati per la prima volta nel 1959 in mostre personali alla Galleria del Naviglio e alla Galerie Stadler a Parigi, e successivamente a Documenta a Kassel e alla V Biennale di San Paolo del Brasile.

Durante gli anni Sessanta, Fontana prosegue la sua ricerca con la serie degli Olii, dei Metalli, dei Teatrini, delle Nature e delle celebri tele ovali della serie Fine di Dio. Sono anni di intensa ricerca e attività, che valgono a Fontana un riconoscimento internazionale a diverse importanti occasioni espositive, tra cui le personali alla Galleria Mc Robert’s and Tunnard di Londra (1960, 1961), allo Städtisches Museum di Leverkusen (1962) e alla Tokyo Gallery di Tokyo (1962). Nel 1967 sperimenta con sculture in metallo laccato, su cui tagli e buchi sono realizzati meccanicamente, e avvia la serie delle Ellissi, esposte nello stesso anno alla Galleria Marlborough di Roma, alla Galleria La Bussola di Torino e alla Galerie Alexandre Iolas a New York.

All’inizio del 1968 Lucio Fontana lascia lo studio milanese e si trasferisce a Comabbio (VA), dove continua a lavorare con particolare attenzione alla serie dei Buchi e dei Tagli.

L’artista muore nel comune varese il 7 settembre 1968.

Presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma è conservato un importante nucleo delle sue opere: 313 disegni; Il Fiocinatore, datato tra il 1933 e il 1934 (inv. A006362S); Concetto spaziale del 1960 (inv. A006002S); due bozzetti in gesso per le Vittorie dell’atrio dell’Università Statale di Milano del 1952 (invv. A000651S, A000652S) e una formella in terracotta senza titolo per Concetto spaziale del 1951 (inv. A000650S). Le opere sono state donate con atto pubblico al CSAC dalla vedova Teresita Rasini nel 1977 (Concetto Spaziale), 1988 (disegni) e 1992 (gessi e terracotta). Alla collezione si sono poi aggiunti nel 1993 Il Fiocinatore e un bozzetto in gesso per l’angelo della Tomba Chinelli, datato 1949, entrambi provenienti dal fondo dell’architetto Renzo Zavanella.