Visionaria




Modello della Tomba Chinelli realizzato a fini di studio. Il bozzetto dell'angelo acefalo, senza braccia e ad ali spiegate, è stato eseguito da Lucio Fontana. È realizzato in gesso, modellato a mano e a spatola, e parzialmente dipinto, come indicano le tracce di colore celeste, indaco e la porporina dorata. Un perno metallico a L è inserito al centro della base, con due fori per il fissaggio alla maquette architettonica in legno, realizzata dall'architetto Renzo Zavanella. Nella parte interna del fianco destro si trova un disegno a matita con simboli funerari e alla base un incavo per l'alloggiamento e il fissaggio del bozzetto dell'angelo.


Labels
Fragile / Nascosto

Autore
Lucio Fontana (Rosario, Argentina, 1899 – Comabbio, 1968) e Renzo Zavanella (Mantova, 1900 – Milano, 1988)

Fondo
Zavanella

Relazioni
Lucio Fontana: https://www.visionaria-archivio.it/opera/lucio-fontana-senza-titolo-nike-in-cornice-con-stemma-senza-data/
Renzo Zavanella: https://www.visionaria-archivio.it/opera/renzo-zavanella-senza-titolo-disegni-per-la-tomba-chinelli-1949/

Descrizione dell'opera
La Tomba Chinelli, realizzata nel 1949 presso il cimitero Monumentale di Milano per la famiglia del commendatore Paolo Chinelli, è frutto del lavoro congiunto dell'artista Lucio Fontana e dell'architetto Renzo Zavanella. La tomba è costituita da una struttura architettonica aperta, un telaio in granito iscritto in un'area di 2,50 m di larghezza e di 2,50 m di altezza, che funge da fondale scenografico all'interno del quale è posta una scultura in ceramica, sospesa su un esile tubolare metallico. La scultura raffigura un grande angelo acefalo e senza braccia in terracotta policroma smaltata (azzurro e oro), una Vittoria alata, quasi sospesa nel vuoto. La materia dell'angelo è percorsa da profondi solchi, graffi, parti abbozzate e altre meglio rifinite. La superficie così lavorata è sensibile alle vibrazioni della luce, che evidenzia le zone lucide e opache, le pennellate fluide e veloci di colore. La ceramica è per Fontana un mezzo privilegiato che gli permette di esprimere la propria forza emotiva attraverso il tocco delle dita, che può essere profondo ed espressionista, leggero e veloce. L'esito di questo tipo di modellazione è una scultura vibrante, che non percepiamo come finita, chiusa, ma in movimento (Bianchino 2009). Su una parete interna della teca sono incisi con caratteri geometrizzanti i simboli della Passione di Cristo.
Gio Ponti, in un articolo pubblicato su «Domus» nel giugno 1953, la descrive così: "Una immagine, una allusione poetica e gentile […] non al corpo sepolto si pensa, ma all'anima liberata, che tuttavia una prigione leggera e semiaperta come una gabbia, trattiene ancora i nostri occhi perché ne conserviamo le sembianze". In quest'opera, i due autori affrontano il tema dell'infinito e del riposo eterno cercando di esprimere il vuoto e la "non presenza" materiale e terrena attraverso l'astrazione. Zavanella annulla lo spazio architettonico realizzando un telaio con linee essenziali e proporzioni schiacciate, delle pareti eteree che si pongono tra la scultura e lo spazio circostante del cimitero. Fontana colloca in quel vuoto la scultura evanescente e sfuggente dell'angelo (Allegri 2019).
L'artista argentino spiega così la scelta di realizzare un angelo non antropomorfo, una figura astratta in una dimensione purificata e celeste: "Forma che nel suo -distacco- quasi immateriale <senza testa, senza braccia> (poiché ha questo compito di mediazione fra -parola illeggibile- e l'eterno), fra l'opaca umanità e l'oltretomba, fra la nostra assetata ignoranza ed il mistero, tra il finito e l'infinito, fra la caducità triste della carne che amiamo e l'eternità […] ho dato ali alla mia -forma-, che non è veramente un genio e nemmeno un angelo ma vuole essere quasi la sostanza plastica, la figurazione sensibile di quella aspirazione umana che diede ali all'uno e all'altro, in un'ansia di divino e di eterno" (cit. in Bianchino 2005). L'astrattismo è ulteriormente evidenziato dal colore della scultura, non descrittivo ma immaginativo.
Fontana e Zavanella avevano già lavorato assieme alla realizzazione della Tomba Castellotti nel 1935, anch'essa presso il Cimitero Monumentale di Milano. La loro collaborazione poggia fin da subito su un sincero rapporto di amicizia e su una comunanza di visione. Dall'intenso scambio epistolare tra i due, conservato presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma, emerge il lavoro dialogico e il serrato confronto che è concorso nella progettazione della Tomba Chinelli: Fontana non si limita all'elaborazione della scultura dell'angelo, ma interviene anche nella progettazione della struttura spaziale; allo stesso modo Zavanella riflette sulla scultura e sul rapporto con lo spazio, come dimostrato da alcuni bozzetti in cui troviamo una personale interpretazione dell'angelo ad opera dell'architetto. Per entrambi la genesi creativa parte dal disegno, per giungere poi ad una "scultura architettonica", a una compenetrazione fisica tra spazio e materia (Bianchino 2005).

Esposizioni e prestiti
*Scultura lingua morta. Scultura dall'Italia fascista*, Leeds, Henry Moore Institute, 31 maggio – 31 agosto 2003.
*Scultura lingua morta. Scultura dall'Italia fascista*, Rovereto, MART, 28 ottobre – 14 dicembre 2003.
XIV Biennale Internazionale di Scultura, Carrara, Teatro degli Animosi, 26 giugno – 31 ottobre 2010.
*Lucio Fontana: luce e spazio oltre il taglio*, Bologna, Museo Archeologico Nazionale, 8 dicembre 2010 – 10 gennaio 2011.
*Lucio Fontana: Retrospective*, Parigi, Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris, 17 aprile – 25 agosto 2014.
*Lucio Fontana e Yves Klein. 1957-1962*, Milano, Museo del Novecento, 16 ottobre 2014 – 15 marzo 2015.
*Giacomo Manzù e l'Arte Sacra. La sfida di una nuova spiritualità*, Roma, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo, 17 ottobre 2016 – 12 febbraio 2017.
*Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana*, Roma, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo, 8 dicembre 2016 – 5 marzo 2017.

Bibliografia
D. Allegri, *Renzo Zavanella 1900-1988. Architettura design tecnologia*, Scripta Edizioni, Verona 2019.
G. Bianchino, *Archivi e ricerca: il caso Zavanella e Fontana*, in A. Piva, P. Galliani (a cura di), *Gli archivi del progetto*, Lybra Immagine, Milano 2005, pp. 46-52.
G. Bianchino, *Lucio Fontana. Disegno e materia*, Skira, Milano 2009.
P. Campiglio, *Lucio Fontana. La scultura architettonica negli anni Trenta*, Ilisso, Nuoro 1995.
E. Crispolti, *E se fosse stato soltanto scultore? Un interrogativo e qualche considerazione sulla sua scrittura plastica*, in F. Trevisani (a cura di), *Lucio Fontana. Scultore*, Electa, Milano 2007, pp. 20-35.
CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Fondo Renzo Zavanella, Relazione di progetto, documento dattiloscritto datato 12 luglio 1949.
*Manzù. Dialoghi sulla spiritualità con Lucio Fontana*, cat. della mostra (Roma, Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo – Museo Giacomo Manzù, 8 dicembre 2016 – 5 marzo 2017), Electa, Milano 2016.
G. Ponti, *Tombe. Angelo Mangiarotti Renzo Zavanella*, in «Domus», giugno 1953, n. 283, p. 48.


Data
1949

Oggetto
Maquette

Materiale
Scultura: gesso / Telaio: legno

Dimensioni
Scultura: 16 x 7,50 x 8 cm (altezza con perno 21 cm) / Telaio: 25,20 x 24,90 x 11,50 cm

Provenienza
Donazione di Luigi d'Alessandro (1993)

Numero d'inventario
A003841S

Stato di conservazione
Mediocre. Diffuse microcadute nelle pieghe del vestito e nelle sporgenze delle ali localizzate soprattutto nella parte inferiore del bozzetto e patina grigiastra sulle superfici sporgenti. Il punto di inserimento del perno metallico presenta una fessurazione e l'alloggiamento è allargato. Graffiature, fessurazioni e patina di sporco sul telaio. Il montante sinistro mostra diversi punti di frattura, ricomposti e risarciti con gesso bianco.


Crediti
Archivio CSAC

Manifest ID
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Licenza
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