(Milano, 24 ottobre 1907 – 29 settembre 1998)
Bruno Munari nasce a Milano il 24 ottobre 1907 da Pia Cavicchioni, ricamatrice di ventagli, ed Enrico Munari, capocameriere, ma qualche anno più tardi si sposta con la famiglia nel Polesine, a sud di Venezia, dove trascorre la sua giovinezza. Nel 1926 torna a Milano e, attratto dalle teorie di Umberto Boccioni, entra in contatto con vari esponenti del movimento futurista, quali Fortunato Depero, Enrico Prampolini e Filippo Tommaso Marinetti. Due anni dopo, con il pittore Aligi Sassu firma il manifesto del Dinamismo e pittura muscolare, celebrando la creazione di “un mondo meccanico, animale e vegetale completamente nuovo ed originale”.
Nel 1929 contribuisce alla fondazione del Gruppo Lombardo Radio-Futurista; partecipa, con un consistente nucleo di opere, alla mostra collettiva Trentatré Futuristi alla Galleria Pesaro di Milano e prende parte all’esposizione Peintres Futuristes Italiens organizzata presso la Galerie 23 a Parigi.
Nel 1930 Munari crea la Macchina Aerea e inizia a progettare le prime Macchine Inutili; inoltre, con il pittore e grafico Riccardo Castagnedi apre lo studio di grafica R+M, specializzato nella realizzazione di pieghevoli, manifesti, brochure e stand. Nello stesso anno aderisce alla Mostra Futurista Arch. Sant’Elia e 22 pittori futuristi, organizzata presso la Galleria Pesaro di Milano.
Nel 1931, con Cesare Andreoni, Osvaldo Bot, Mario Duse, Ivanhoe Gambini e Carlo Manzoni, firma il Manifesto della aeropittura dei futuristi milanesi, secondo cui “la creazione artistica deve essere un assieme preciso e completo col quale e dal quale esplorare le infinite atmosfere cromatiche che circondano il complesso plastico definibile come un’isola aerea nella quale sia abolita ogni legge della natura”. Due anni dopo presenta le sue prime Macchine Inutili presso la Galleria delle Tre Arti di Milano.
Nel 1934 stila con Riccardo Castagnedi, Gelindo Furlan e Carlo Manzoni il Manifesto tecnico dell’aeroplastica futurista, incentrato sulla creazione di una nuova arte grazie all’“ebbrezza dello spazio e dei volumi d’aria”. Tra il 1937 e il 1939 illustra il Poema del Vestito di Latte di Marinetti e lavora come direttore artistico della rivista «Tempo».
Nel 1942 pubblica il libro Le Macchine di Munari per Einaudi, iniziando una lunga collaborazione con la casa editrice incentrata sulla progettazione grafica di volumi e di collane. Due anni dopo «Domus» pubblica il suo libro Fotocronache. Nel 1947 partecipa alla prima rassegna internazionale di Arte astratta e concreta del dopoguerra organizzata presso il Palazzo Reale di Milano e l’anno seguente, con Gillo Dorfles, Galliano Mazzon, Gianni Monnet e Atanasio Soldati, contribuisce alla fondazione del MAC – Movimento Arte Concreta. Nel 1950, presso la libreria Salto di Milano, organizza una personale dedicata ai suoi Libri Illeggibili, dei pezzi unici che senza l’utilizzo delle parole raccontano storie per mezzo di immagini, linee, colori, fili e pagine ritagliate, piegate o strappate. Tre anni dopo porta la mostra dei Libri Illeggibili all’Italian Book & Craft di New York.
Nel 1954 vince il premio Compasso d’Oro per la Scimmietta Zizì, prodotta per Pirelli, e progetta per la Fiera di Milano due fontane con elementi rotanti mossi dall’acqua. Tra il 1957 e il 1958 disegna per Danese il portacenere Cubo ed espone alla Galleria Montenapoleone di Milano le sue Sculture da Viaggio, sculture portatili e pieghevoli realizzate in cartoncino colorato.
Nel 1962, insieme a Enzo Mari, tiene un’esposizione personale curata da Carlo Ludovico Ragghianti presso il Palazzo Strozzi di Firenze e, con la sponsorizzazione di Olivetti, contribuisce all’organizzazione della mostra Arte Programmata nei negozi Olivetti di Milano, Venezia e Roma. Nello stesso anno fonda lo Studio di Monte Olimpino, un laboratorio di cinema di ricerca grazie al quale Munari realizza il film I colori della luce e il cortometraggio Tempo nel tempo.
Nel 1965, presso i grandi magazzini Isetan di Tokyo, realizza una performance durante la quale crea Xerografie originali con elementi casuali trovati sul posto ed espone una Fontana a 5 gocce d’acqua e un Libro Illeggibile bianco e nero.
Nel 1967 viene invitato a tenere una serie di lezioni sulla comunicazione visiva alla Harvard University di Cambridge e pubblica per il MoMA di New York il Libro Illeggibile N.Y. 1. Nel 1969 organizza, assieme al Centro Sincron di Brescia, l’evento Undici giorni di arte collettiva a Pejo (Trento), con la partecipazione di duecentocinquanta artisti, e aderisce con la performance Far vedere l’aria a Campo Urbano, una mostra-evento che il 21 settembre di quell’anno occupò le piazze e le strade di Como.
Tra il 1970 e il 1971 partecipa alla XXXV Biennale di Venezia con Proiezioni dirette e proiezioni a luce polarizzata e prende parte alla mostra Multiples. The First Decade al Philadelphia Museum of Art. Tra il 1973 e il 1974 tiene una personale sulle Scritture Illeggibili di popoli sconosciuti presso la Galleria Sincron di Brescia e, nella medesima galleria, espone il ciclo di opere Colori nella Curva di Peano.
Nel 1980, con Davide Mosconi e Piero Castiglioni, Munari realizza lo spettacolo di luce per l’esecuzione del Prometeo di Aleksandr Nikolaevič Skrjabin al Teatro Comunale di Firenze e tiene due personali, Olio su tela e Filipesi, presso la citata Galleria Sincron. La stessa galleria, sei anni dopo, organizza l’antologica Munari dalla a alla zeta. Opere dal 1935 al 1986, poi riproposta al Palazzo Reale di Milano e, in versione ampliata, al Museo di Gerusalemme.
Nel 1990 espone sul lungomare di Napoli delle grandi sculture in acciaio e crea per la Galleria Sincron di Brescia una nuova serie di sculture denominata Alta Tensione. Negli ultimi anni di attività realizza una serie di lavori intitolati Alberi, esposti presso la Galleria Corraini di Mantova (1994), e organizza la personale Far Vedere l’Aria al Museum für Gestaltung di Zurigo (1995).
Munari muore a Milano il 29 settembre 1998.