(Torino, 20 novembre 1936 – Milano, 22 giugno 2007)
Luciano Fabro nasce a Torino il 20 novembre 1936, trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Friuli, dove compie studi classici e si cimenta nella pittura. Nel 1959 si trasferisce a Milano e si inserisce nell’ambiente artistico della città, dove si interessa ai problemi del Costruttivismo, dell’Informale e del Neo-dadaismo.
Nel 1965 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Vismara di Milano. Fin dalle prime opere degli anni Sessanta la riflessione dell’artista è rivolta allo studio e alla ricerca delle specificità linguistiche della scultura e alla volontà di liberarla dai vincoli della rappresentazione e del contenuto, attraverso l’utilizzo di materiali tradizionali e innovativi. Emerge, inoltre, il suo interesse per la percezione dello spazio e per il rapporto tra esterno e interno in relazione allo spettatore (Ruota, 1964; Tondo e Rettangolo, 1964; In Cubo, 1966).
In questi anni si avvicina alle ricerche di Michelangelo Pistoletto e degli altri esponenti dell’Arte povera, gruppo costituito nel 1967 attorno al critico Germano Celant. Fabro partecipa alle mostre più significative del gruppo: in luglio Lo Spazio dell’immagine a Foligno, Palazzo Trinci, in cui espone In Cubo; alla mostra Arte Povera IM spazio a Genova, Galleria La Bertesca, a cura di Germano Celant, espone Pavimento; nel febbraio 1968 partecipa ad Arte povera, a Bologna, Galleria De’ Foscherari, a cura di Germano Celant, con l’opera Ruota. In ottobre, alla mostra Arte povera + Azioni povere, ad Amaldi, espone Italia, in cui la silhouette a forma di stivale della penisola pende al contrario da un laccio. Il ciclo delle Italia continuerà per tutto il decennio successivo, con variazioni nella forma, inclinazione della sagoma e materiale utilizzato (bronzo, vetro, pelliccia, cuoio, oro), ironicamente allusive alla situazione politica ed economica del paese.
Nel 1971 alla Galleria Borgogna di Milano presenta Piedi, forme di marmo scolpito e lucidato e di metallo sormontate da colonne di seta; l’anno seguente alla XXXVI Biennale di Venezia espone Piedi Vetro di Murano e shantung di seta pura,versione dell’opera in cui i calzoni sono cuciti con punti elaborati di alta sartoria. Nel novembre del 1973 partecipa con Lo Spirato all’esposizione Contemporanea curata da Achille Bonito Oliva, allestita nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese a Roma. Nell’aprile del 1974 interviene a Della falsità, mostra realizzata dagli artisti espositori Fernando Tonello, Idetoshi Nagasawa, Adriano Altamura, Plinio Martelli, Emilio Isgrò, Antonio Trotta, Elio Marchegiani, Fabio Mauri, in nome di un controllo completo della loro arte e in opposizione alla mediazione dei critici. La mostra si tiene presso l’Istituto di Storia dell’arte dell’Università di Parma, alla cui collezione Fabro dona il gesso de Lo Spirato.
La serie degli Attaccapanni risale alla fine degli anni Settanta, mentre degli anni Ottanta sono le installazioni ambientali, Habitat. Nell’aprile 1980 il PAC di Milano, di cui Germano Celant è curatore, dedica all’artista una retrospettiva. L’anno successivo partecipa alla mostra collettiva Identité italienne, al Centre Pompidou di Parigi, dove Celant compone il tracciato storico dell’arte italiana dopo il 1959. Negli anni successivi Fabro partecipa al ciclo di mostre internazionali sull’Arte povera, sempre a cura del critico (Coerenza In Coerenza, Mole Antonelliana, Torino, giugno-ottobre 1984; Del Arte Povera a 1985, Palacio de Cristal e Palacio Velàsquez, Madrid, gennaio-aprile 1985; The European Iceberg, Art Gallery of Ontario, Toronto, febbraio 1985; The Knoth: Arte povera at P.S.1, The Institute for Art and Urban Resources, New York, ottobre 1985).
La ricerca di Fabro è sempre stata accompagnata da una intensa riflessione teorica e i suoi numerosi testi documentano il suo impegno nel dibattito culturale. Dal 1983 al 1989 svolge anche attività accademica insegnando presso l’Accademia di Brera e altre istituzioni culturali.
A partire dagli anni Novanta realizza alcune opere pubbliche, sculture destinate all’aperto e incentrate sull’analisi dei rapporti tra spazio, fruitore e opera d’arte.
Le sue opere sono state esposte in diverse edizioni della Biennale di Venezia (1972, 1980, 1984, 1986, 1993, 1997) e di Documenta di Kassel (1972, 1982, 1992); gli sono state dedicate importanti retrospettive presso il Museo d’Arte contemporanea del Castello di Rivoli (1989), la Fundació Joan Miró a Barcellona (1990), il San Francisco Museum of Modern Art (1992), il Centre Pompidou di Parigi (1996) e la Tate Gallery a Londra (1997).
L’artista è scomparso nel 2007 a Milano, all’età di 71 anni.
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