Fragile
Labels
Fragile
Autore
Luciano Fabro (Torino, 1936 – Milano, 2007)
Titolo
Modello per *Lo Spirato*
Data
1968-1973
Oggetto
Maquette
Materiale
Gesso
Dimensioni
200 x 85 x 30 cm / 200 kg
Provenienza
Donazione dell'autore (1977)
Fondo
Fabro, Luciano
Numero d'inventario
A000839S
Stato di conservazione
Mediocre. L'opera si classifica come estremamente fragile, soggetta a microcadute di materiale nei punti di massima sporgenza. Si segnala la presenza di chiodi – tre sul cuscino, uno sul piede destro e due sul ventre – e di tracce diffuse di pigmento rosso.
Descrizione
Si tratta del gesso originale per la realizzazione della scultura in marmo de *Lo Spirato*. I primi bozzetti risalgono al 1968, mentre l'opera definitiva è del 1972. L'opera raffigura il calco del corpo dell'artista ricoperto da un lenzuolo che ne trattiene l'impronta dopo che è scivolato via. Il gesso è stato donato all'Università di Parma nel contesto della mostra *Della falsità*, realizzata nell'aprile del 1974 presso il Salone delle Scuderie del Complesso della Pilotta, sede dell'Istituto di Storia dell'arte.
Descrizione dell'opera
*Lo Spirato* venne presentato nel 1973 alla mostra *Contemporanea*, curata da Achille Bonito Oliva e allestita nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese, a Roma. L'opera reca due titoli: *Dal pieno al vuoto senza soluzione di continuità scolpito sul fondo* e *Io rappresento l'ingombro dell'oggetto nella vanità dell'ideologia*. L'artista la descrive così: "Ho pensato a una scultura che avesse il lenzuolo modellato dal corpo di un uomo, che però a un certo punto sfila fuori, lo Sfilato" (Fabro 1980); e ancora: "Questa scultura consiste in un panno steso su un corpo; solo che a un certo punto il panno, il lenzuolo, arrivato all'altezza delle spalle dovrebbe far uscire il corpo, se non che non ci esce, ma non perché sia stata asportata quella parte lì, ma perché dalla parte meglio coperta, che sono i piedi, man mano che si va verso la testa, c'è un continuo degradare come se il corpo sotto questo panno fosse sparito, fosse spirato, cioè spirato fuori, e ormai è rimasto solo il lenzuolo autoportante" (cit. in *Luciano Fabro* 1987).
L'opera richiama illustri esempi della storia dell'arte italiana, come il *Cristo morto* di Andrea Mantegna (Milano, Pinacoteca di Brera) e il *Cristo velato* di Giuseppe Sanmartino, nella cappella Sansevero a Napoli, con i quali però condivide solo la geometria del giaciglio e l'architettura delle pieghe del lenzuolo. Salendo dai piedi, il volume del corpo si appiattisce fino ad arrivare al lenzuolo che poggia sul cuscino, dove rimane l'impronta della testa. L'opera rappresenta pertanto la trasformazione della materia in spirito e l'esperienza del corpo nel momento in cui spira, lasciando la memoria della sua presenza.
Il progetto e i primi tentativi per la realizzazione de *Lo Spirato* risalgono al 1968, periodo in cui l'artista stava elaborando una scultura di dimensioni minori, il *Tamerlano*. Si tratta di una maschera in bronzo orlata d'oro, che riproduce l'esterno di un calco: non l'impronta interna, poiché non si riconoscono le fattezze di un volto. Le due cannucce alludono al modello che le ha utilizzate per respirare durante l'operazione di calco del proprio volto, quindi la loro presenza fa intendere che la persona sia viva. Benché l'opera non raffiguri un volto, l'osservatore non guarda l'immagine come appare, ma vede ciò che ci sarebbe dietro il calco. Allo stesso modo, ne *Lo Spirato* l'unico elemento leggibile è il lenzuolo, che enfatizza l'assenza del corpo cui sta sopra. In queste opere, si crea perciò una dicotomia tra lettura visiva, il lenzuolo, e lettura conoscitiva, ciò che si nasconde sotto il lenzuolo e la maschera.
*Lo Spirato* è stato realizzato in marmo dopo vari studi in gesso ed è corredato da un apparato fotografico, inteso dall'artista come materiale di corredo al progetto da affidare ai marmisti per la realizzazione dell'opera. Nelle fotografie vediamo Fabro disteso e ricoperto da un lenzuolo, a volte per intero, altre con la parte superiore del corpo mancante, tramite un fotomontaggio.
Esposizioni e prestiti
*Della Falsità*, Parma, Istituto di Storia dell'Arte, Salone delle Scuderie della Pilotta, aprile 1974.
*Luciano Fabro. Die Zeit. Werke 1963-1991*, Luzern, Kunstmuseum, 29 settembre – 1° dicembre 1991.
*La seduzione dell'antico*, Ravenna, MAR Museo d'Arte della città di Ravenna, 20 febbraio – 26 giugno 2016.
Bibliografia
L. Fabro, *Letture Parallele IV*, PAC, Milano 1980.
*Luciano Fabro*, cat. della mostra (Pistoia, Palazzo Fabroni, 17 dicembre 1994 – 11 febbraio 1995), Edizioni Charta, Milano 1994.
*Luciano Fabro. Lavori 1963-1986 (Scritti e interviste 1965-1987)*, Umberto Allemandi & C., Torino 1987.
A.B. Oliva, *Dialoghi d'artista (Incontri con l'arte contemporanea 70-84)*, Electa, Milano 1984.
Sitografia
Luciano Fabro: https://www.castellodirivoli.org/artista/luciano-fabro/
Crediti
Archivio CSAC
Manifest ID
https://www.visionaria-archivio.it/wp-content/uploads/manifest/A000839S.json
Licenza
Le immagini sono soggette a copyright. I diritti d'autore sono del CSAC e degli autori delle opere o loro eredi.