(Genova, 21 dicembre 1936)
Renata Boero nasce a Genova il 21 dicembre 1936. Dopo aver compiuto gli studi umanistici in Svizzera, prosegue la sua formazione presso il Liceo Artistico Barabino di Genova. Le prime opere, realizzate alla fine degli anni Cinquanta, rappresentano paesaggi dipinti en plein air nella campagna ligure, secondo un linguaggio non figurativo che evoca quello informale, pur mantenendo una cifra espressiva autonoma. L’esordio dell’artista al grande pubblico avviene nel 1959, in occasione della VIII Quadriennale di Roma, un’edizione segnata da contestazioni sindacali e da un vivace dibattito artistico sul rapporto tra arte figurativa e astratta. L’attitudine alla sperimentazione e la volontà di seguire un percorso artistico originale e indipendente conducono Renata Boero all’adozione di nuovi materiali impiegati a fini espressivi, come la plastica, e all’abbandono della pittura ad olio. Inoltre, a partire dagli anni Sessanta, l’artista intraprende un percorso di ricerca aperto a molteplici esperienze, così che non solo la materia, ma anche il gesto corporeo, la natura, il magico, il simbolico e la dimensione politica diventano nuclei importanti del suo lavoro.
Tra il 1960 e il 1964 lavora come assistente di Caterina Marcenaro al Museo di Palazzo Rosso a Genova e svolge attività di restauro in collaborazione con la Soprintendenza. Da questa esperienza nasce una riflessione sulla natura del supporto pittorico: la tela, per entrare in dialogo con lo spazio, deve emanciparsi dalla struttura rigida del telaio. Parallelamente, avvia un appassionante lavoro di documentazione sulle sostanze naturali e sui colori, che darà origine al ciclo dei Cromogrammi, esposto per la prima volta nel 1970 alla Galleria Martano di Torino.
Conclusa l’esperienza a Palazzo Rosso, Boero si dedica all’insegnamento: dapprima al Liceo Barabino, quindi alla NABA di Milano, dove viene invitata da Luigi Veronesi a tenere il corso di Cromatologia in sua vece, e infine, nel 1986, ottiene la cattedra di Pittura all’Accademia di Brera.
Nel 1974 avvia la serie degli Specchi, opere gestuali che racchiudono il movimento in un “fermo immagine”. Uno degli Specchi viene esposto nel 1978 all’International Cultureel Centrum di Anversa, mentre nel 1982 partecipa alla Biennale di Venezia con Specchio Z.
Nel 1985 avvia la serie dei Blu di legno, nata dalla scoperta fortuita di una radice che, essiccandosi, assume intense tonalità di blu scuro. Seguono le serie delle Architetture e degli Enigmi; questi cicli vengono presentati nel 1988 presso i Musei Civici di Monza e, nel 1992, in una retrospettiva alla Casa del Mantegna di Mantova, articolata in stanze tematiche che ripercorrono le fasi salienti della sua evoluzione artistica. Sempre nel 1992 realizza I presenti di Gibellina, un grande arazzo cucito con l’aiuto delle donne della cittadina siciliana, che riproduce la pianta urbana della città dopo il terremoto. L’opera viene esposta nel 1993 nel Padiglione Italiano della 45ª Biennale di Venezia, all’interno della sezione Transiti, curata da Achille Bonito Oliva.
Nel 1995 compie un viaggio in Africa, da cui nasce la serie Crani e il libro Africa con immagini dell’artista, pubblicato nel 1999 e presentato nello stesso anno alla Fiera del Libro di Torino. Sempre nel 1999 partecipa alla XIII Quadriennale di Roma, dopo le precedenti presenze del 1959-60 e del 1986.
Nel 2005 è invitata dall’Università di San Diego, dove tiene un corso sulla propria esperienza artistica e realizza la serie degli Acquerelli di San Diego, presentata nella mostra Borderline. Due anni dopo allestisce l’esposizione Cromogrammi presso la Mestna Galerija di Nova Gorica e l’Umetnostna Galerija di Maribor, in Slovenia, e tiene una personale alla Galleria Cardelli & Fontana di Sarzana.
Nel 2008 partecipa alla mostra The Bearable Lightness of Being – The Metaphor of the Space, evento collaterale della 11ª Biennale Internazionale di Architettura, e tiene una personale al Museo Nazionale della Storia e Cultura di Minsk (Bielorussia). Nello stesso anno realizza l’installazione Sequenze, presentata al Festival della Mente di Sarzana, e i video Kour Koum e Prima dell’applauso, quest’ultimo ispirato all’omonimo libro di Mario Canepa a lei dedicato.
Nel 2009 partecipa alla mostra Venezia Salva. Omaggio a Simone Weil, evento collaterale della 53ª Biennale d’Arte organizzato per celebrare il centenario della nascita della filosofa francese, in cui viene chiesto alle artiste partecipanti di creare un’opera-cahier originale; Renata Boero realizza un libro d’artista in cui le pagine documentano i suoi ultimi lavori: le Germinazioni. Negli anni 2010 e 2011 un lungo ciclo di mostre in Argentina impegna l’artista negli spazi della Hall Central del Pabellón Argentina – Ciudad Universitaria UNC Córdoba, del Museo Provincial de Bellas Artes ‘Arias Rengel’ – Salta, del Museo Provincial de Bellas Artes ‘Timoteo Navarro’ – San Miguel de Tucumán e del Museo de Bellas Artes de Río Cuarto.
L’artista ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il premio BreraBicocca 2016 in occasione della mostra Percezione-Azione all’Università di Milano Bicocca e il premio Arte: Sostantivo Femminile nel 2021. Tra le esposizioni più recenti si ricordano la personale Renata Boero. Kromo-Kronos al Museo del Novecento di Milano, a cura di Anna Da Neri e Iolanda Ratti, e la collettanea al femminile Io dico Io – I say I, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma nel 2021.
Renata Boero vive e lavora a Milano. L’artista ha donato al Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma cinque opere esemplari della sua evoluzione artistica: Cronoprogramma del 1979 (inv. A001814S); Cronoprogramma del 1980 (inv. A010141S) e Mostro del 1981 (inv. A001816S), donati nel 1982, e Karta del 1970 (inv. A010140S), donata nel 2014. È attualmente in fase di formalizzazione la donazione di Alfabeti del 1981 (inv. A001815S).
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