Visionaria




All'interno della ricerca artistica di Renata Boero, la carta assume un ruolo sempre più importante. Da semplice supporto per disegni, progetti e schizzi, diventa il punto di partenza per una sperimentazione sul medium, sottoposto a processi naturali come la tintura, la piegatura e la combustione. In *Karta*, la superficie è scandita da una griglia di riquadri ottenuti mediante piegature regolari che, una volta distese, conservano la memoria fisica del gesto. Macchie dense di pigmento vegetale e tracce bruciate attraversano la carta, che reagisce al tempo, alla manipolazione e alla natura stessa. *Karta* non rappresenta, ma registra un processo: è un corpo sensibile, in cui si inscrive un dialogo aperto tra intenzione e circostanza.


Labels
Fragile / Nascosto

Autore
Renata Boero (Genova, 1936)

Fondo
Boero, Renata

Descrizione dell'opera
All'inizio degli anni Sessanta Renata Boero si dedica allo studio dei materiali, intraprendendo un intenso lavoro di documentazione sulle sostanze naturali e sui significati simbolici attribuiti ai colori, attraverso la lettura di fonti antiche come il *De Rerum Natura* di Lucrezio e la *Naturalis Historia* di Plinio il Vecchio. Dopo le prime esperienze figurative, l'artista concentra la propria ricerca sull'idea del superamento dell'arte intesa come rappresentazione della realtà, elaborando un linguaggio visivo personale che concepisce la pittura non come mera imitazione della natura, ma come sua rielaborazione concettuale.
Nell'ambito di questa ricerca nascono i *Cromogrammi*, realizzati a partire dal 1965 ed esposti per la prima volta nel 1970. Opere paradigmatiche, i *Cromogrammi* rappresentano "una chiave di lettura" (Caramel 1994) fondamentale per comprendere l'intero percorso artistico della Boero fino ad oggi. Essi si configurano come esperimenti pittorici che superano i confini tradizionali della pittura: realizzati su supporti in carta o in tela, vengono cosparsi o immersi in infusi di pigmenti naturali ottenuti dalla cottura di erbe, radici e spezie. Il supporto, una volta intriso, viene piegato sistematicamente e sovrapposto in pile ordinate l'uno sull'altro. Durante il processo, l'acqua colorata si distribuisce tra i vari strati, la carta assorbe le tinte, mentre i residui organici si depositano nel tessuto, generando campiture cromatiche differenti per densità e matericità. Il tempo assume il ruolo di co-autore, imprimendo progressivamente sulla superficie segni, alterazioni e ritmi che contribuiscono alla continua e imprevedibile trasformazione dell'opera. A completamento, le tele vengono esposte al sole e all'aria: gli agenti atmosferici partecipano attivamente alla fase di essiccazione, contribuendo ancora di più alla metamorfosi finale della superficie, secondo tempi e modalità rigorosamente controllati dall'artista. Come afferma la stessa Boero, l'opera si conclude solo quando il supporto "comincia ad avere un rapporto molto vivo con tutto quello che è il cosmo" (cit. in Fossati 1997).
La sua riflessione estetica si fonda su un approccio empirico, quasi scientifico, nei confronti della trasformazione della materia, lontano da qualsiasi nostalgia romantica o idealizzazione arcadica della natura. L'artista dichiara: "Mi sono avvicinata senza la retorica dei sentimenti o la nostalgia del tempo perduto […] proprio alle ‘cose' della natura, alle erbe, alle terre, agli odori, ai colori di esse, ed ho vissuto insieme ad esse, ora dopo ora, la sorprendente vicenda delle trasformazioni" (cit. in Vescovo 1979). Il suo obiettivo, dunque, è un'interrogazione profonda dei processi naturali e delle loro implicazioni simboliche, rituali e sociali. Attraverso questa esperienza, l'artista ricerca un rapporto più autentico e vitale con ciò che appartiene alla terra, ma anche con gli uomini che la abitano, le loro abitudini, i loro riti e la sacralità del vivere insieme.
L'intera produzione di Boero si fonda su un principio di serialità, intesa non come ripetizione meccanica, ma come articolazione di varianti su un unico tema, dove "ogni opera vale per sé, è frutto di un luogo e di un tempo interiori che, proprio in virtù dell'inarrestabile flusso vitale, dopo un solo attimo non sono più gli stessi e, quindi, da condizioni diverse creano opere diverse" (*Renata Boero* 2011). L'artista racconta come ogni lavoro nasca da una condizione particolare, influenzato dalle cromie e dalle temperature del luogo e del momento della sua realizzazione: sebbene ciascuna opera sia riconducibile a un processo produttivo di tipo seriale, quello che conta è il grado di eccezionalità che ne deriva.
Presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma sono conservate due tele appartenenti alla serie dei *Cromogrammi* (invv. A001814S e A010141S), che, a causa delle condizioni conservative e della fragilità intrinseca dei materiali, non possono essere attualmente esposti.

Esposizioni e prestiti
*Renata Boero*, Brescia, Galleria Colossi Arte Contemporanea, 21 gennaio – 1° marzo 2011.
*Renata Boero*, Bologna, Galleria Spazia, ottobre 2011.
*Renata Boero*, Prato, Galleria Open Art, ottobre – novembre 2011.
*Renata Boero*, Sarzana, Galleria Cardelli & Fontana, novembre – dicembre 2011.

Bibliografia
L. Caramel, *Solve et coagula*, in *Cromogrammi 70*, cat. della mostra (Lecce, Telamone Centro d'Arte, 15 febbraio – 15 marzo 1992), 1994.
P. Fossati, *Renata Boero*, Ravenna, Essegi, 1997.
*Renata Boero*, cat. della mostra (Ischia, Galleria in Cattedrale al Castello Aragonese, 30 luglio – 25 Settembre 2011), Carlo Cambi Editore, Poggibonsi 2011.
M. Vescovo, *De sensu rerum e magia*, Bologna, Edizioni Fabjbasaglia, 1979.


Data
1970

Oggetto
Dipinto

Materiale
Colori vegetali su carta bruciata incollata su tela

Dimensioni
51 x 38 cm

Iscrizioni e timbri
Verso, in basso a destra: "Boero ‘70"

Provenienza
Donazione dell'autrice (2014)

Numero d'inventario
A010140S

Stato di conservazione
Buono.


Crediti
Archivio CSAC

Manifest ID
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