Visionaria




*Luoghi di reperti*, realizzato da Shafik nel 1994 su juta, si distingue per l'impiego di una tecnica mista che prevede la stratificazione di materiali eterogenei quali garze, corde, rami, pigmenti in polvere e ossidi che l'artista utilizza come parti di un suo personale vocabolario artistico. La componente pittorica si intreccia con l'assemblaggio di elementi naturali, dando origine a una superficie materica e tattile, che riflette l'interesse di Shafik per il tema della memoria e della sedimentazione, a cui fa riferimento anche il titolo dell'opera. Quest'ultimo evoca il concetto di scavo, inteso non solo in senso archeologico ma anche metaforico, come indagine nel tempo e nello spazio della memoria individuale e collettiva. Le immagini e i segni che emergono dalla superficie compongono un racconto visivo denso di riferimenti autobiografici, in cui la materia diventa veicolo di stratificazioni storiche ed emotive. Lo scavo si configura anche come metafora del viaggio, tema ricorrente nella poetica dell'artista, concepito come esperienza esistenziale, culturale e spirituale. In questo senso, *Luoghi di reperti* si pone come testimonianza di quel processo di riflessione profonda sul concetto di appartenenza e sulla costruzione della memoria, con uno sguardo costante al dialogo tra Oriente e Occidente, passato e presente.


Labels
Fragile / Nascosto

Autore
Medhat Shafik (El Badari, Egitto, 1956)

Fondo
Shafik, Medhat

Descrizione dell'opera
Per Shafik, il rapporto con la materia inizia nei luoghi del quotidiano, nei gesti semplici come la raccolta di frammenti portati dalla risacca: legni levigati, pezzi di terracotta, ferri ossidati, vetri smussati dal mare. Oggetti residuali che diventano, nella pratica artistica, vocaboli di una narrazione visiva e poetica, veicoli di memoria e metafore di una stratificazione culturale e storica. Questa selezione della materia non è casuale, perché l'artista rifiuta il materiale industriale per privilegiare elementi naturali, vissuti, segnati dal tempo, che si caricano di un significato simbolico. Lo scavo archeologico diventa così metafora della ricerca identitaria, e il lavoro di Shafik si configura come una forma di archeologia della memoria.
La componente segnica e simbolica del suo linguaggio visivo mostra una forte affinità con l'opera del pittore Paul Klee, in particolare per l'uso di campiture di colore e tecniche miste – quali olio, acquerello e gessetto – su supporti come lino o garza. Tuttavia, Shafik rielabora questi riferimenti secondo una sensibilità personale, distaccandosi dal modello per costruire un vocabolario autonomo e profondamente evocativo, orientato alla dimensione spirituale ed esistenziale dell'arte.
*Luoghi di reperti* si colloca in un momento cruciale della produzione di Shafik, in cui egli elabora un linguaggio personale, distante dalle tendenze dominanti dell'epoca, come la Pop art, per avvicinarsi invece a forme di espressione legate all'informale e all'espressionismo astratto. Negli anni Novanta, l'artista sviluppa una ricerca introspettiva che si nutre del confronto con il passato e con la dimensione culturale delle origini, traducendo sulla superficie pittorica una riflessione sul tempo, sullo spazio e sull'identità.

Bibliografia
*La luce contenuta*, cat. della mostra (Milano, Spirale Arte, 27 novembre – 12 gennaio 2000), Charta, Milano 1999.
*Medhat Shafik*, cat. della mostra (Parma, Palazzo della Pilotta, Salone delle Scuderie, 10 novembre – 9 dicembre 2012), Skira, Milano 2012.
A.C. Quintavalle, *Shafik Archetipi. Le origini del futuro*, U. Allemandi & C., Torino 2010.


Data
1994

Oggetto
Dipinto

Materiale
Tempera, legno, sasso, corda su juta applicata su cartone

Dimensioni
60 x 70 x 8 cm

Iscrizioni e timbri
Recto, in basso al centro: "Shafik 94" / Verso, in alto a destra: "176/SHAF"; al centro: "MEDHAT SHAFIK", "Luoghi di reperti", "cm: 60 x 70 – 1994", "t.m. su tela / Shafik"

Provenienza
Donazione dell'autore (2012)

Numero d'inventario
A009971S

Stato di conservazione
Buono.


Crediti
Archivio CSAC

Manifest ID
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Licenza
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