Visionaria




Il disegno appartiene a un nucleo di quattro figurini di abiti da sera, realizzati con tecnica mista e attribuiti a una disegnatrice identificata con il nome ‘Jetta', tuttora sconosciuta (*Sorelle Fontana* 1984). L'attribuzione si basa sulla presenza di una firma autografa riscontrata su due fogli conservati presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma: nel figurino qui in esame, la firma è collocata in basso a destra e risulta parzialmente occultata da una pennellata di tempera blu – verosimilmente frutto di un intervento recente (*Sorelle Fontana* 1984) – e su un secondo foglio (inv. D011760S), in cui la stessa firma compare sul verso, accanto a due schizzi raffiguranti il fronte e il retro di un abito. I figurini sono stati accostati per affinità stilistiche e coerenza formale, presentando elementi comuni sia nell'esecuzione tecnica, caratterizzata da un tratto sottile a china e stesura pittorica leggera, sia nella costruzione visiva, contraddistinta dall'inserimento di ambientazioni scenografiche funzionali alla presentazione del modello. I fogli, forati sul margine sinistro, mostrano segni d'uso che ne suggeriscono l'originaria collocazione in dossier o raccoglitori di lavoro, secondo una prassi operativa diffusa negli atelier di Alta Moda. La firma delle Sorelle Fontana, tracciata a pennarello nero, è stata apposta successivamente, "al momento del ritiro" (*Sorelle Fontana* 1984) del materiale da parte del CSAC.


Labels
Fragile / Nascosto

Autore
Jetta (att. a) per Sorelle Fontana

Fondo
Atelier Sorelle Fontana

Descrizione dell'opera
Lo studio del fondo delle Sorelle Fontana, condotto dai ricercatori del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell'Università di Parma in occasione della donazione dei materiali avvenuta nel 1983, consente di chiarire la funzione originaria del figurino di moda e il ruolo svolto dai progettisti nell'ambito dell'atelier (*Sorelle Fontana* 1984). Lungi dall'essere una rappresentazione definitiva dell'abito finito, il figurino costituisce l'idea iniziale da cui prende avvio il processo progettuale e produttivo. Esso rappresenta una proposta stilistica suscettibile di variazioni anche sostanziali, sia nei materiali, sia nelle forme, poiché "molti abiti venivano confezionati quasi interamente in fase di prova e cioè direttamente sul cliente" (*Sorelle Fontana* 1984), con la conseguenza che "le varie modifiche apportate all'abito non erano perciò nemmeno documentate, se non appunto dal figurino" (*Sorelle Fontana* 1984). A tale scopo le Sorelle Fontana – come molte case di moda attive nel secondo dopoguerra – si avvalgono spesso di disegnatori esterni per la trascrizione visiva dei loro progetti, alcuni dei quali sono oggi riconoscibili grazie a tratti grafici e stilistici distintivi.
Tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, le Sorelle Fontana elaborano un linguaggio stilistico personale, che fonde l'artigianalità dell'alta sartoria con la cultura figurativa italiana. Il contatto con le élite aristocratiche romane consente loro di riscoprire il fascino dell'abito ottocentesco, ispirato a sua volta ai modelli rinascimentali, che viene così reinterpretato in chiave moderna. Ne deriva uno stile romantico e sontuoso, espresso in particolare negli abiti da sera, caratterizzati da vita stretta, busti strutturati, drappeggi e tessuti pregiati come organza e taffetà, spesso impreziositi da pizzi, ricami e applicazioni floreali.
Dal punto di vista grafico, i figurini sono eseguiti con tecniche tradizionali – matita, china, acquerello e tempera su cartoncino – che codificano un linguaggio visivo riconoscibile, capace di rendere intellegibili i materiali e le qualità tattili dei tessuti rappresentati; ogni scelta grafica assolve in tal modo una funzione comunicativa precisa. L'abito occupa il centro del foglio, mentre la figura della modella, ridotta a mero supporto visivo, è generalmente rappresentata di profilo, con un volto appena abbozzato. Tale impostazione risponde all'esigenza di evidenziare con maggiore efficacia le caratteristiche del modello proposto, secondo una "prassi largamente diffusa tra i disegnatori dell'epoca" (*Sorelle Fontana* 1984). Si distinguono, soprattutto, le decorazioni degli abiti da gran sera, dove ricami di perle e strass sono applicati mediante brillantini incollati sul supporto cartaceo – una soluzione visivamente efficace, ma oggi problematica dal punto di vista conservativo a causa del distacco parziale del materiale. La tempera opaca suggerisce tessuti dalla trama più pesante e compatta, mentre l'acquerello restituisce l'effetto di leggerezza e trasparenza.
Infine, i figurini delle Sorelle Fontana raramente riportano indicazioni testuali relative alla confezione del capo, dal momento che il disegnatore non è coinvolto nella fase esecutiva. Tuttavia, possono talvolta comparire vedute complementari in forma di bozzetto, realizzate a china o a matita, funzionali alla rappresentazione del modello da più angolazioni o alla definizione di dettagli strutturali.

Bibliografia
G. Bianchino, A.C. Quintavalle, *Moda dalla fiaba al design. Italia 1951-1989*, De Agostini, Novara 1989.
*Il Rosso e il Nero: figure e ideologie in Italia 1945-1980 nelle raccolte del CSAC*, cat. della mostra (Parma, CSAC – Salone delle Scuderie, 27 novembre 1999 – 13 febbraio 2000), Electa, Milano 1999.
*Italian fashion designing 1945-1980*, cat. della mostra (Los Angeles-San Francisco-Parma, 1987-1989), Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma 1987.
*Nove100. Arte, fotografia, architettura, moda, design*, cat. della mostra (Parma, Palazzo del Governatore, Galleria San Ludovico, Salone delle Scuderie al Palazzo della Pilotta, 16 gennaio – 25 aprile 2010) Electa, Milano 2010.
*Sorelle Fontana*, cat. della mostra, (Parma, CSAC – Salone delle Scuderie, novembre 1984), Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma 1984.

Note tecniche
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Data
1945-1950

Oggetto
Disegno

Materiale
Matita, acquerello, tempera, china e brillantina su cartoncino

Dimensioni
23 x 32,50 cm

Iscrizioni e timbri
Recto, in alto a sinistra: "91", "Sorelle Fontana"; in basso a destra: "Ietta"

Provenienza
Donazione di Micol e Giovanna Fontana (1983)

Numero d'inventario
D019064S

Stato di conservazione
Discreto. Ingiallimento della carta; parziale distacco dei materiali (brillantini) applicati a colla.


Crediti
Archivio CSAC

Manifest ID
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Licenza
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