Visionaria




Disegno per la copertina del settimanale femminile «Il Nuovo Giorno della donna», allegato al quotidiano «Il Giorno» e datato 8 marzo 1960. L'illustrazione ritrae Irene Brin, pseudonimo della giornalista di costume italiano del secondo dopoguerra, Maria Vittoria Rossi. Insieme al marito Gaspero Del Corso, nel 1946 fonda la Galleria L'Obelisco di Roma, importante punto di riferimento per l'arte contemporanea nazionale e internazionale, nonché per i giovani stilisti emergenti sulla scena romana. Nell'immagine, Irene Brin indossa un abito disegnato dallo stilista Roberto Capucci.


Labels
Fragile / Nascosto

Autore
Bruna Moretti Mateldi (Ivrea, 1904 – Milano, 1989), nota come Brunetta

Fondo
Brunetta

Descrizione dell'opera
A partire dal 15 luglio 1958, con l'acquisto del quotidiano «Il Giorno» al prezzo di 30 lire, i lettori potevano trovare in allegato il primo numero de «Il Giorno della donna», una rivista femminile stampata con la tecnica del rotocalco (Biribanti 2018). Si tratta del primo supplemento italiano del genere, ideato per attrarre un pubblico femminile in un momento storico segnato dalla trasformazione dei linguaggi comunicativi: solo quattro anni prima, nel 1954, aveva preso ufficialmente avvio la televisione italiana.
La moda è il tema portante del supplemento, affiancata da rubriche dedicate alla salute, alla bellezza, all'economia domestica e all'attualità. Tra le firme più autorevoli figurano Maria Pezzi e Brunetta, che settimanalmente propongono idee, tendenze e modelli ispirati alle sfilate di Parigi, Roma, Milano e Firenze, nonché alle vetrine delle *boutique* italiane ed estere e ai grandi magazzini come La Rinascente e Coin, testimoni del crescente sviluppo della confezione industriale. L'interesse delle due autrici si estende anche ai protagonisti del sistema moda: non mancano, infatti, *reportage* su incontri con stilisti, ritratti di attrici e *mannequin* celebri, delineando così un racconto vivace e dinamico del costume contemporaneo.
Brunetta si inserisce quindi nel dibattito culturale del suo tempo, affermandosi come interprete "acuta dei segni e dei significati della moda" (A.C. Quintavalle, A. Nodolini, M.N. Truant *et al.*, 1981). Collabora con numerose riviste e rubriche – «Il Giorno», «Lidel», «Dea», «Grazia», «Bellezza», «Annabella», «Novità», «Corriere d'Informazione», «La Lettura» – all'interno delle quali sviluppa una critica del costume, ironica e sofisticata, attraverso l'illustrazione di moda. Nel corso della sua attività, elabora un originale metodo di analisi visiva, trasformando la moda in un fenomeno antropologico, ossia in un processo di dissociazione tra l'abito e il corpo della modella che restituisce non solo la descrizione del vestito, ma anche la personalità di chi lo indossa. Le sue figure femminili mantengono una costruzione fisionomica precisa, poiché sono personaggi autonomi, dotati di espressione individuale, consapevoli di muoversi all'interno dei codici del gusto, che esprimono manie, fragilità ed emozioni: le sue donne non sono più manichini al servizio dell'abito, ma donne che si servono degli abiti.
La ricerca visiva di Brunetta si ispira alle avanguardie artistiche del primo Novecento. Il Dadaismo caratterizza il suo approccio dissociativo, che isola e valorizza singoli dettagli fino a renderli elementi dominanti della composizione, in un'ironica presa di posizione nei confronti del sistema moda. Si colgono echi delle sperimentazioni di Marcel Duchamp, Francis Picabia e Man Ray, così come riferimenti alla pittura di Pablo Picasso e Henri Matisse, intesi come vocabolario visivo utile a costruire narrazioni per immagini. Infine, l'influenza del Bauhaus e del Costruttivismo russo – in particolare dell'opera di Kazimir Severinovič Malevič – è evidente nella struttura delle immagini, improntate a un rigoroso equilibrio formale e a una sintesi grafica di forte impatto comunicativo.
Con il tempo, Brunetta definisce un tratto grafico e compositivo molto personale. I suoi disegni si distaccano progressivamente dalla funzione descrittiva per assumere una valenza critica: le forme vengono sintetizzate attraverso un segno essenziale e rapido, realizzato a tempera e pennarello, mentre l'impianto compositivo delle sue opere guarda alla fotografia di moda, dove lo sfondo non è più semplice contesto, ma elemento in dialogo con la figura femminile, della quale indaga le implicazioni culturali, sociali e psicologiche.
«Il Giorno della donna», successivamente denominato «Il Nuovo Giorno della donna», termina le pubblicazioni il 29 ottobre 1963, ma la sua formula editoriale – innovativa per struttura, contenuti e destinatari – viene ripresa molti anni dopo, nel 1996, dal «Corriere della Sera» con «Io Donna» e da «la Repubblica» con «D – la Repubblica delle donne» (Biribanti 2018).

Bibliografia
G. Bianchino, *Italian fashion designing 1945-1980*, Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma 1987.
G. Bianchino, A.C. Quintavalle, *Moda. Dalla Fiaba al Design. Italia 1951-1989*, De Agostini, Milano 1989.
P. Biribanti, *L'ironia è di moda: Brunetta Mateldi Moretti, artista eclettica dell'eleganza*, Carocci, Roma 2018.
V. Fagone, G. Taborelli, *Disegno italiano: forma, progetto e produzione*, Silvana editoriale, Milano 1979.
A.C. Quintavalle, A. Nodolini, M.N. Truant *et al.*, *Brunetta: moda, critica, storia*, Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Parma 1981.


Data
1960

Oggetto
Disegno

Materiale
Tempera e pennarello su carta

Dimensioni
42,90 x 25,50 cm

Iscrizioni e timbri
Recto, in basso a sinistra: "Brunetta", "Rot- Donna dell'8 marzo 1960", "Ritratto di Irene Brin", "Mod. Capucci"; in basso al centro: "Al naturale"; in basso a destra: "Galleria l'Obelisco", "didascalia" / Verso, in basso a sinistra: "8 marzo 1960"

Provenienza
Donazione dell'autrice (1980)

Numero d'inventario
D047389S

Stato di conservazione
Buono. Ingiallimento della carta e macchie localizzate lungo il margine inferiore.


Crediti
Archivio CSAC

Manifest ID
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Licenza
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