(Cerano, 27 aprile 1932 – Milano, 19 ottobre 2020)
Enzo Mari nasce il 27 aprile 1932 a Cerano da Carolina, piemontese, e da Luigi, calzolaio e barbiere di origini pugliesi. Nel 1935 si trasferisce con la famiglia a Milano, dove frequenta il Liceo Classico Parini senza portarlo a termine a causa di una grave malattia che colpisce il padre e che lo costringe a lavorare per sostenere i genitori e i due fratelli minori. Nel 1952, grazie a una borsa di studio conferitagli dal Rotary Club, compie un viaggio in Toscana per studiare Giotto, Masaccio, Piero della Francesca e Michelangelo; nello stesso anno si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove studia pittura, scultura, decorazione e scenografia e dove conosce Gabriela Ferrario, che sposa del 1955. In questi anni dipinge principalmente spazi interni con prospettive esasperate e studia le tecniche dell’encausto e dell’affresco.
Nel 1955 Mari conosce Bruno Munari e l’anno successivo progetta la Libreria viaggiante per Bompiani, un autocarro trasformato in una libreria. Nel 1957 inaugura la sua prima personale presso lo Studio d’architettura B24 di Milano e progetta per i figli Michele e Agostina i primi esemplari dei 16 animali e del Gioco delle favole. Tra il 1958 e il 1959 inizia a collaborare con i galleristi Bruno Danese e Jacqueline Vodoz, conosciuti grazie a Munari, per i quali realizza il centrotavola in ferro Putrella, dei fermacarte e la versione definitiva del puzzle 16 animali.
Nel 1961 Mari si avvicina all’arte cinetica e programmata entrando in contatto con gli esponenti del Gruppo T di Milano, del Gruppo N di Padova e del Groupe de Recherche d’Art Visuel di Parigi. Nello stesso anno elabora la Serie della natura, delle serigrafie realizzate a mano in grande formato; progetta dei vasi per Danese e viene invitato a far parte dell’ADI, l’Associazione per il Disegno Industriale. Nel 1962, insieme ai Gruppi T e N, al GRAV e a Munari, partecipa alla mostra Arte programmata presso il negozio Olivetti di Milano e nel 1963 disegna la prima collana per la casa editrice Adelphi. Nel 1965 conosce Lea Vergine e coordina l’esposizione Nuova Tendenza 3 a Zagabria sul tema del multiplo nell’arte. Per Danese realizza un portafrutta, la formaggera Java, l’astuccio Flores e il progetto definitivo del Gioco delle favole. Nel 1966 disegna per Montecatini Glifo, una libreria in polistirolo facilmente montabile e smontabile; l’anno seguente vince il premio Compasso d’oro per le sue ricerche sul design e realizza Modulo 856 con l’intenzione di contestare le grandi esposizioni collettive. Nel 1968 partecipa all’occupazione della Triennale e firma Un rifiuto possibile insieme a Davide Boriani, Enrico Castellani e Manfredo Massironi. Due anni più tardi scrive il volume Funzione della ricerca estetica (Milano 1970), nel quale illustra tutti i suoi lavori precedenti.
Nel 1976 Mari partecipa alla XXXVIII Biennale Internazinale d’Arte di Venezia con 44 valutazioni e assume la presidenza dell’ADI, progettando la realizzazione di una grande mostra sul design, poi non realizzata a causa delle sue dimissioni dall’incarico di presidente avvenute nel 1979. In questi stessi anni realizza Eppur si muove e progetta la mostra Dov’è l’Artigianato, inaugurata a Firenze nella Fortezza da Basso e poi riproposta alla Triennale di Milano. Nel 1980 ottiene la cattedra per un Corso speciale di Design presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara e nel 1983 il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma gli dedica un’esposizione. Tre anni più tardi Mari prende parte alla XLII Biennale di Venezia con Dialogo fra Fidia, Galileo, Duchamp, I sette nani e l’Idiota; nel 1987 realizza l’Allegoria della morte e, per Danese, cura l’allestimento dell’esposizione Perché una mostra di falci?.
Negli anni Novanta è invitato dal comitato scientifico del Königliche Porzellan Manufaktur di Berlino a progettare un nuovo servizio di porcellane e dalla fabbrica Pasabahçe di Istanbul a ideare una piccola linea di ‘design’, nascono così il Servizio Berlin 2000 e il 7 archetipi. Tra il 1999 e il 2000 collabora con il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza organizzando tre esposizioni e nel 2005 disegna alcuni mobili in legno per l’impresa giapponese Hida Sangyo.
Enzo Mari muore a Milano il 19 ottobre 2020.