Visionaria

Biografia

(Ivrea, 3 settembre 1904 – Milano, 1° gennaio 1989)

Bruna Moretti Mateldi, nota come Brunetta, nasce il 3 settembre 1904 a Ivrea, figlia di Antonio, militare di carriera di origini venete, e di Clotilde Tandelli. Fin da giovane mostra un talento spiccato per il disegno, che la porta a frequentare il liceo artistico nella sua città natale, per poi proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna e all’Albertina di Torino. In questo periodo incontra Filiberto Mateldi, pittore, disegnatore satirico e animatore del teatro futurista di Marinetti, che sposa nel 1930. Trasferitasi a Milano a metà degli anni Venti, Brunetta inizia a muovere i primi passi nel mondo della moda, esordendo come illustratrice sulla «Gazzetta del Popolo». Nel 1929 entra nella redazione della prestigiosa rivista femminile «Lidel», dove realizza disegni e vignette che la portano a collaborare con alcune delle più importanti testate dell’epoca: «La Lettura», mensile de «Il Corriere della Sera», «Il Balilla» (1931), «I Tessili Nuovi» e «La Donna» (1933), «Mammina» e «Novellino» (1935), «Scena Illustrata» e «Il Dramma» (1938), «Il Corriere dei Piccoli» (1939). Nel 1936 approda nel mondo della pubblicità, lavorando per aziende come Gi. Vi. Emme, Olivetti e Campari.

Nel 1942, dopo una lunga malattia, perde il marito. Nonostante gli anni difficili che seguono, Brunetta intensifica la sua attività: diventa l’illustratrice del mensile «Bellezza», dedicato all’alta moda e alla vita italiana, collabora con «Il Corriere della Sera» e lavora a campagne pubblicitarie, creando manifesti, marchi e pagine che contribuiscono a definire l’immaginario visivo del tempo.

Nel 1947, durante un soggiorno a Parigi, spinta dalla sua inguaribile curiosità e spirito d’osservazione, visita non solo gli atelier di moda, ma anche gallerie d’arte e musei, un’esperienza che contribuisce al suo stile e le permette di arricchire uno sguardo critico sulla società e la moda. Nel 1956 la sua fama le consente di allestire una mostra personale presso la Galleria Apollinaire di Milano, dove espone disegni, guazzi e oli dedicati ai gatti, una delle sue più grandi passioni. In parallelo, inizia una collaborazione di lungo corso con «L’Espresso», che durerà fino al 1976. Con Camilla Cederna cura la rubrica settimanale «Il lato debole», in cui con ironia e acutezza descrive i costumi della società contemporanea.

Nel 1957 la Galleria L’Obelisco di Roma ospita una sua mostra di dipinti dedicati a scene notturne di città come Roma, Venezia, Parigi e Londra. L’anno successivo, come unica artista italiana nel suo campo, viene chiamata a disegnare per la rivista newyorkese «Harper’s Bazaar», sotto la direzione di Diana Vreeland, che già nel 1932 le aveva proposto di collaborare con «Vogue», proposta che Brunetta aveva dovuto declinare a causa della malattia del marito. Dal 1963 al 1971 cura la pagina de «Il Corriere della Sera» dedicata alla donna, documentando con sensibilità i profondi cambiamenti culturali e di costume del decennio, testimone del fatto che la moda stava vivendo una trasformazione epocale.

I riconoscimenti ufficiali non tardano ad arrivare: nel 1962 il «Sunday Mirror» di Londra la annovera tra le Eighteen of the world’s most powerful women. Nel 1969 riceve il Premio Illustrazione e il premio giornalistico Irene Brin, assegnato dal settimanale «Epoca».

Dal 1969 in poi le sue mostre personali si susseguono con crescente successo. Espone alla Galleria Gian Ferrari di Milano, mentre nel 1977 e nel 1980 la Libreria Einaudi organizza rispettivamente Brunetta oltre la moda e Amore, una raccolta di opere a tema erotico. Nel 1981 il Comune di Milano le dedica la mostra Le persone che hanno fatto grande Milano e nello stesso anno pubblica Il vizio di vestire, una raccolta di schizzi e bozzetti che ripercorrono oltre cinquant’anni di carriera. Parallelamente, dona al Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma 1.224 disegni, per lo più realizzati per la rubrica «Il lato debole de L’Espresso». Questa generosa donazione diventa il fulcro di una grande mostra antologica, Brunetta: moda, critica, storia, che ripercorre il suo percorso artistico e offre un’analisi approfondita della moda e del costume attraverso il suo sguardo acuto, ironico e dissacrante.

Brunetta si spegne a Milano il 1° gennaio 1989.